• NicoleBertozzi

Questione di shopping

Nell’ultimo capitolo di questa rubrica abbiamo parlato di stile, per chiudere questo ciclo ora affronteremo il tema della “scelta casuale” del proprio abbigliamento. Perché, se non sei interessato al tuo stile, compri un certo tipo di cose? Per non fare confusione ricordiamoci che inconsciamente il tuo modo di vestire è influenzato dal tuo “io”, dalla tua personalità che fondamentalmente non puoi controllare, altri però sono i fattori che ti spingono a comprare un capo piuttosto che un altro.


Questi fattori sono principalmente legati al marketing, alla pubblicità, alla divisione degli spazi del negozio in cui comprate. L’ambiente dei negozi dedicati al vestiario è studiato per indurre il cliente a focalizzarsi su alcune cose piuttosto che altre, questo effetto può essere dato da luci, giochi di colori e postazioni; Dividere per colori o per tessuti è la prima tecnica adottata, giocando con la stimolazione sensoriale e stimolando il cliente a permanere e visualizzare tutto. All’interno della prima suddivisione si trovano degli storytelling che creano ulteriori sottogruppi differenziando i capi per stagione, modello o colore. Un design minimalista e direzionale assecondano lo shopping creando delle focalizzazioni ben precise, lo stesso vale per le luci e per il posizionamento dei manichini. Più in alcuni negozi che in altri, i commessi fanno la differenza, essi seguono dei corsi specifici per indirizzare la clientela ai prodotti che hanno più bisogno di essere venduti. Un’ulteriore strategia, probabilmente anche la più conosciuta ed utilizzati, è quella di inserire degli scaffali vicino alla cassa e nel percorso che la precede, che possano essere coerenti con la spesa appena fatta (dunque se si tratta di abbigliamento, ad esempio, bigiotteria e make-up sono l’ideale per concludere un look), come ultimo acquisto prima del pagamento. La pubblicità, presente si all’interno che all’esterno del luogo di acquisto, è creata apposta per farci comprare, per influenzarti inconsciamente e indirizzarti verso un oggetto da sogno che ti renderà felice proprio come le persone all’interno del cartellone o dello spot. Insomma, la tua “scelta casuale” non è per niente casuale; moltissimi studiosi, architetti, psicologi, terapeuti, lavorano ogni giorno per creare una precisa esperienza d’acquisto e nulla è lasciato al caso.


Come cita il libro “La moda” di Simona Segre Reinach
La moda oggi può essere considerata “un universo immaginario di possibili scelte individuali e sociali” (Calefato 1992:6), una “costruzione culturale dell’identità fisica” (Steele 1997), un punto di intersezione tra abito, corpo e cultura. Ma occorre ricordare che, qualunque sia il significato attribuito alla moda, lo è sempre in modo allusivo, quasi fosse una sorta di “geografico sociale” che esige decodificazione e al tempo stesso vi resiste.
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