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Quarant’anni di kitsch e di eleganza: il design secondo Memphis


il team Memphis sul letto Masanori di Umeda Tawaraya (1981) ©Masanori Umeda ©Studio Azzurro per gentile concessione di Memphis Milano

Memphis è iniziato con l’idea di cambiare faccia al design internazionale e ha scelto di farlo nel modo più efficace, diretto e rischioso.” Così una dei protagonisti, Barbara Radice, riassume la dirompente nascita del mitico gruppo che negli anni ottanta ha stravolto i parametri di riferimento del mondo del progetto. E a cui il Vitra Design Museum Gallery dedica una mostra, aperta al pubblico fino al prossimo 23 gennaio. Fondato nel 1981 dall’architetto Ettore Sottsass, il movimento – che prende il nome dalla canzone di Bob Dylan “Stuck inside the mobile with the Memphis blues again”, suonata durante la prima riunione – spezza i dogmi del funzionalismo e del razionalismo. E con la prima collezione di arredi, lampade, oggetti esposta alla galleria milanese Arc’74 dichiara apertamente i suoi riferimenti: la cultura popolare, i fumetti, l’estetica della pubblicità, il post-modernismo, mixati “in un folle medley”.

Michele de Lucchi, disegni per una lampada (1981) ©Michele de Lucchi
Michele de Lucchi, disegni per una lampada (1981) ©Michele de Lucchi

È il tripudio del colore, delle grafiche esagerate, dei fogli di laminato dai pattern originali usati come rivestimento, in un gioco che infrange il tabù del buon gusto (per questo la mostra di Vitra si intitola “Memphis, 40 anni di kitsch e di eleganza”). Sottsass, con Aldo Cibic, Matteo Thun, Marco Zanini, Martine Bedin, Michele De Lucchi, Nathalie Du Pasquier, George Sowden, solo per citare i più conosciuti, devia il percorso fino ad allora abbastanza standardizzato del disegno industriale. E attira l’attenzione dei più spregiudicati: Karl Lagerfeld nel 1982 per il suo appartamento di Monte Carlo sceglie arredi esclusivamente Memphis.

Michele de Lucchi, tavolo Kristall, 1981 © Michele de Lucchi ©Vitra Design Museum (foto Jürgen Hans)
Michele de Lucchi, tavolo Kristall, 1981 © Michele de Lucchi ©Vitra Design Museum (foto Jürgen Hans)

Nel 1985 Sottsass lascia Memphis Milano, come si era definitivamente nominato il marchio di produzione, e con l’ultima mostra “Luci lights” del 1988 termina l’avventura. Un arco temporale piuttosto ristretto, che tuttavia ha influenzato – e continua a suggestionare – l’immaginario sia dei creativi sia del grande pubblico, rendendo sempre attuali, come individua il sito dedicato all’attività imprenditoriale di Memphis, “le riflessioni sul concetto di design e di arredo, sui loro limiti e sulle possibilità estetiche, sulla loro funzione sociale e comunicativa e sull’aspetto creativo e produttivo, nonché sui modelli economici alla loro base”. Basti pensare che il marchio aziendale continua a produrre in serie illimitata i pezzi più richiesti della collezione, “nella convinzione che il design vada inteso come mezzo di comunicazione e non come espressione d’arte elitaria”. E che si protraggono, pur a quarant’anni di distanza, i rimandi stilistici della moda: ultima in ordine di tempo la capsule di Anthony Vaccarello per Yves Saint Laurent, che riporta su felpe e sneaker le linee e i colori prediletti da Ettore Sottsass. Perché lo stile Memphis, scrive anche la giornalista di Vogue Elise Taylor, “nella sua astrazione audace e colorata, è l’antitesi del minimalismo e del gusto mid-century che abbiamo abbracciato per troppi anni. Più semplicemente, è divertente, in un momento storico in cui il divertimento è disperatamente ricercato”.

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