• Silvia Cerri

Il Ramiè, dagli Egizi alla sostenibilità.

Quante ne sapevano gli antichi Egizi? E quanto stile avevano? Personalmente amo la loro storia e non mi stupisce affatto scoprire che furono i primi ad usare la fibra di Ramiè. Risale al 5000 a.C. infatti la prima testimonianza egizia dell’uso di questa fibra, destinata ad abiti eleganti per le classi abbienti. Il Ramiè è una fibra naturale di origine vegetale, ricavata dallo stelo della pianta Boehmeria nivea o Boehmeria tenacissima, della famiglia delle Urticacee.

Assomiglia moltissimo alla seta ed è per questo chiamata anche chinagrass, erba cinese, per il fatto che ad oggi la Cina seguita dal Giappone e Formosa, è la prima produttrice mondiale. È veramente raro trovare abiti in Ramiè perché l’ottenimento della fibra è piuttosto costoso. Pare che la difficoltà stia nello scortecciamento dello stelo della pianta, processo che fino a pochi decenni fa era fatto esclusivamente a mano e che ad oggi invece viene ottenuto attraverso processi chimici. È comunque possibile ottenere la fibra tramite processo meccanico ed è per questo che per classificarla come ecologica è necessaria almeno la certificazione Oeko – Tex. Altre certificazioni sostenibili che è possibile attribuire alla fibra in Ramiè sono: Reach, Animal Free, Peta, Vegan ok. Per quanto riguarda le caratteristiche ecologiche è sicuramente una fibra naturale, No OMG, biodegradabile, materia prima naturale, classe di sostenibilità C. È molto difficile trovare indumenti in Ramiè proprio perché il processo di estrazione è complicato, ma è comune trovarla in piccole realtà sartoriali sostenibili miscelata ad altre fibre naturali come bamboo, canapa, lino, cotone biologico e cocco. È possibile lavarla sia a mano che in lavatrice ed è sempre consigliata una temperatura tiepida e l’utilizzo di detersivi ecologici. Per quanto rara, resta comunque un prodotto sostenibile perché biodegradabile e soprattutto dalla sua produzione non si butta nulla: la cellulosa residua viene utilizzata per produrre carta pregiata e le foglie sono impiegate come alimento nel settore zootecnico. Sicuramente non batte canapa o lino, ma è una valida alleata!

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