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Gli hot-pants: la storia dei “pantaloncini bollenti”

Aggiornamento: mag 21


Sono audaci, anzi audacissimi, sono sexy, anzi sexissimi. Stiamo parlando degli hot pants: pantaloncini corti e aderenti che lasciano poco spazio all’immaginazione. Fu per primo il quotidiano americano della moda Women’s Wear Daily, nel 1970, a definirli “hot”, ovvero bollenti.

Amati dalle donne e condannati dai benpensanti, fecero la loro prima apparizione già nel 1933, quando la tennista Alice Marble, durante un match a San Francisco, si presentò con dei pantaloncini bianchi sopra il ginocchio, per quei tempi troppo corti.

Negli anni ’50 alcune donne, soprattutto le dive di Hollywood e le pin-up, iniziarono ad indossare gli short: pantaloncini corti ma non cortissimi che usavano soprattutto in vacanza al mare o per praticare sport.


Ragazze in mini shorts, anni '50

Per avere gli audaci e sexy hot pants si dovettero attendere gli anni ’70. In cotone, denim, nylon o pelle, divennero uno dei capi più amati e usati di quegli anni, tanto da eclissare la minigonna inventata il decennio prima da Mary Quant. In Italia furono consacrati ufficialmente nel 1973 quando un impertinente Oliviero Toscani firmò la campagna pubblicitaria per il marchio italiano “Jesus Jeans” (prodotto dal Maglificio Calzificio Torinese S.P.A), in cui comparve il “lato b” della modella americana Donna Jordan con indosso attillatissimi hot pants con sopra la scritta “Chi mi ama mi segua”.


Pubblicità Jesus Jeans, Oliviero Toscani, 1973

La campagna pubblicitaria destò scandalo e al contempo sdoganò i “pantaloncini bollenti” nel nostro Paese.

Se negli anni ’80 continuano ad essere usati ma con meno frequenza, negli anni ’90 risultano “non pervenuti”, nel 2000 spopolano di nuovo soprattutto grazie alle pop star, e nel 2010 appaiono perfino sulle passerelle maschili.

In auge da qualche stagione, chissà se quest’estate diventeranno un must have? Tempo qualche giorno e il dilemma verrà risolto!

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